sociale: Fai spazio allo “sconosciuto”!

Ogni evento della vita può essere l’occasione per far emergere lati nascosti di te: sono loro che ti aiuteranno a crescere e ad evolvere

Di solito si dice: “Per stare bene devi essere te stesso!”. E la risposta, di solito, è un’altra domanda: “Ma cosa vuol dire essere me stesso? Sì, da ragazzo sapevo cosa volevo, ma poi le esperienze della vita, la routine, ti portano lontano dal tuo percorso. Tutto diventa confuso e spesso non so nemmeno cosa significhi essere me stesso”. Ma se il tempo, non è che il dipanarsi delle infinite possibilità contenute nel seme che siamo. La vera domanda da farsi diventa quindi : a quale “te stesso” ti riferisci? Perché non ce n’è uno solo!

Liberarsi dai pregiudizi
Per cominciare c’è il te stesso che “pensi di essere”, quello che si autodefinisceusando un aggettivo o due: “Sono un tipo tranquillo”; “Sono una persona timida” o al contrario “Sono passionale!”. Come in uno specchio deformante, riduce tutte le sue possibilità a una o due al massimo. Poi c’è il te stesso che “vorresti essere”, quello che eliminerebbe volentieri le proprie “parti brutte”, deboli o poco presentabili, che rimugina per le occasioni perdute e rimpiange gli errori del passato. Nessuno dei due è davvero te stesso: sono solo immagini falsate, piatte. Il vero “te stesso” è quello che ha attraversato tutte le esperienze, anche gli errori e i dolori, sapendo che tutte erano necessarie, accettandole tutte e lasciando che da ognuna emergesse al momento giusto un germoglio nuovo, un lato di sé inaspettato che ha cambiato la partita. Il “vero te stesso” in realtà è inesauribile e per questo ti è in larga parte ancora sconosciuto: non puoi mai definirlo completamente. È un mistero affascinante, mai risolto del tutto…

Centrarsi, la chiave di tutto
Ma come puoi sintonizzarti su questa sorgente inesauribile? Ogni tanto dì a te stesso: “Non sono “io” a dover risolvere i problemi”. Non è Mario, Adele, Gianna, la persona timida o arrabbiata che credo di essere, con i suoi pensieri e le sue convinzioni. Attenzione, non è una rinuncia! “Io non devo risolvere, io devo solo accogliere ciò che accade in me”. Vedrai che lentamente, facendo sfumare tutte le identità di superficie, lo “sconosciuto” che è in te avrà campo libero per affacciarsi e prenderti davvero per mano.

Così attivi le risorse innate del cervello
I dolori dell’anima non sono meno acuti di quelli del corpo. Quando ti senti solo, quando dubiti di te stesso, quando qualcosa o qualcuno ti ha ferito, la sofferenza può mandarti al tappeto. Rimuginare sulle cause o sulle colpe, sforzarsi di trovare soluzioni razionali, non fa che aggravare la situazione.

Di cosa abbiamo bisogno? Di attivare una capacità innata di autoguarigione, l’infinito potere creativo presente fin dall’inizio, che dal seme ha creato tutti i nostri organi e non smette ancora oggi di ricrearci.

Affidarsi alla vita

Per lasciargli campo libero occorre per prima cosa imparare a cedere, ad affidarsi: prova a non opporti, a non lottare. Prova a dire, come se ti rivolgessi alla vita: “Fai di me quello che vuoi, da adesso non dipende più da me”. Nel farlo porta l’attenzione sul tuo spazio interno, sull’arcobaleno di emozioni che ti attraversano, le nubi nere della malinconia, la tempesta della rabbia, la pioggia che, proprio come fanno le lacrime, feconda la terra per far nascere nuovi semi. Abbandonati a loro senza fare resistenza: “Non dipende da me”. Ripetilo appena puoi. Le emozioni sono il vero balsamo che il cervello sa sprigionare, lo strumento che l’energia del seme utilizza per guarirti. Vedrai che se ti lasci attraversare senza giudicarle, la gioia si siederà accanto alla tristezza e da dentro nasceranno soluzioni che prima non riuscivi a vedere.

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