salute e benessere: Sono timida: che fortuna!

Quando smettiamo di trattare i nostri aspetti caratteriali come difetti, arrivano spontaneamente calma e autostima, come è capitato a una nostra amica…

Una lettrice di Riza Psicosomatica ha scritto tempo fa una lunga e mail alla nostra redazione, particolarmente significativa: “Mi chiamo Erica e mio disagio più grande era la timidezza. Intervenire all’assemblea condominiale per me era un problema; era impensabile lasciare un messaggio sulla segreteria telefonica oppure raccontare un aneddoto divertente durante le cene di lavoro. Cominciavo ad arrossire, mi si asciugava la bocca, il mio cuore si metteva a battere all’impazzata e cominciavo a parlare confusamente. E mi davo della stupida perché pensavo di apparire incapace e maldestra. Ero stufa di tutto questo, ma non me la sentivo di andare dallo psicologo, così ho iniziato a leggere libri e riviste sull’argomento. Poi ho conosciuto la vostra rivista e sono rimasta colpita dall’approccio diverso nei confronti dei disagi psicologici, che “non vanno vinti, ma accolti”. Si diceva che “la timidezza può rappresentare un rifiuto verso dei modelli imposti, ci aiuta a conservare un nostro stile, cerca di fare emergere un lato originale del carattere. Perciò bisogna ‘dialogare’ con la timidezza, comprendere il suo vero significato senza ritenerla un difetto da correggere”. Ho iniziato a essere più accomodante con me stessa, a non cercare di correggermi, a non criticarmi sempre, perché il giudizio che temevo di più non era quello degli altri, ma il mio. Ha funzionato. Oggi, anche se a volte la timidezza mi viene a trovare, sto bene perché ho imparato a conviverci serenamente. La considero un’amica preziosa, quel qualcosa di indefinibile che mi rende unica”.

E se la timidezza fosse una protezione?
Le persone timide sono giudici molto severi di se stesse. La paura di apparire inadeguate dipende dal metro troppo rigido con cui si misurano. La loro idea segreta è di mostrarsi a tutti i costi brillanti e sicure di sé. Hanno ben impresso un modello a cui aderire e non si accorgono che è troppo forzato, che rischiano di pagare il pegno sull’altare del conformismo. È radicata in loro l’idea di auto-miglioramento: ma cosa dobbiamo migliorare? Secondo quali criteri dovremmo essere persone più meritevoli?

Ognuno è unico: la timidezza lo ricorda
All’anima di ognuno appartiene un percorso tutto suo, che non ha nulla a che vedere con quello degli altri. Ecco “l’utilità” della timidezza. Cerca di bloccare l’adesione acritica a uno standard, vuole salvare la spontaneità
e le caratteristiche che contraddistinguono uno stile personale. Si può paragonare la timidezza al guscio di un uovo: come l’involucro protegge il pulcino prima della sua nascita, allo stesso modo attraverso la timidezza l’anima protegge se stessa, affinché non venga troppo “contagiata” dai luoghi comuni, in attesa di esprimersi nella sua unicità.

Come trasformarla in una forza

Ogni tanto, prima di parlare, chiediti se stai per dire delle cose utili, non banali. Sono frasi che pronunci in maniera meccanica, per riempire un vuoto, per sedare l’imbarazzo, come quando ad esempio incontri qualcuno e non sai cosa dire? Se è così, prova ad ascoltare il “suggerimento” della timidezza: parla poco, dicendo solo ciò che è strettamente necessario. Senza timore di apparire “troppo silenzioso”. Vedrai che, se metti all’angolo il “dover assolutamente dire qualcosa”, un po’ alla volta dentro di te si farà sempre più posto al silenzio e alla calma. E ti accorgerai che non è una sensazione sgradevole, anzi: nel vuoto e nel silenzio suoni e parole si purificano, diventano più veri. Saranno davvero tuoi e non il frutto delle convenzioni.

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