salute e benessere: Cosa significa il panico del mare?

Talassofobia: un nome strano per un disturbo psichico diffuso: indica, letteralmente, la “paura del mare”, che può diventare vero terrore quando ci si espone alle specifiche situazioni temute. Certo è strano: la vita nacque sui fondali degli antichi mari, le specie animali terrestri hanno i loro antenati nelle specie acquatiche e ognuno di noi nasce nel mondo “oceanico”, amniotico, del grembo materno. Eppure le persone che soffrono di talassofobia non sentono il mare e la sua acqua come un elemento affine, con cui siamo intimamente apparentati. Anzi: questi rappresentano qualcosa di concretamente minaccioso, da evitare o da vivere con estrema circospezione.

Una fuga dal mondo inconscio
Il mare può trascinarci dentro, togliere il respiro, impedirci un appiglio, impazzire all’improvviso, portarci lontano. A rifletterci la talassofobia sembra essere in analogia con un certo modo non sereno di vivere la propria dimensione profonda e inconscia. Guardare dentro di sé, immergerci in ciò che non sappiamo di noi stessi possono in effetti sortire le stesse sensazioni di questo panico particolare. Non è che chiunque ne soffra debba fare per forza una psicoterapia, ma senza dubbio può essere utile sapere qualcosa di più su questa limitazione che in vacanza può toglierei la possibilità di divertirci, rilassarci e fare gite con gli amici, ma che segnala un problema più ampio nella vita di tutti i giorni: la difficoltà a lasciarsi andare, ad abbandonarsi ad alcune situazioni non controllabili.

Cosa la “scatena” e cosa significa

– Paura ad andare dove non si tocca: significato bisogno di controllo delle realtà esterna; tendenza ad appoggiarsi agli altri; paura dei cambiamenti.

– Stare in riva al mare mosso: esigenza di evitare le situazioni emotivamente coinvolgenti e le discussioni; scarsa percezione delle proprie risorse.

– Andare in barca in nave: percezione della realtà e del futuro come pericolosi; difficoltà a lasciar accadere le cose; bisogno di riferimenti sicuri.

– Non riuscire a mettere la testa sott’acqua:difficoltà a guardare dentro di sé nonostante una forte capacità introspettiva; paura delle situazioni che sembrano senza uscita.

– Non tentare mai di imparare a nuotare: significato resistenza a conoscere cose nuove; tendenza al pensiero ossessivo; traumi legati all’acqua.

I consigli giusti

– Non forzarti questa fobia non può essere vinta affrontando razionalmente e in modo diretto la situazione, se non in rari casi.

– Familiarizza pian piano con l’acqua: stai sulla battigia molto vicino alle onde e !asciatene invadere. Non stare sulla difensiva e cerca anzi di sentire affinità con l’acqua, elemento che costituisce l’85% del tuo stesso corpo.

– Crea “piccole vertigini”: sulla sabbia, o in una stanza ampia e senza spigoli vicino, stando in piedi fai qualche giro su te stesso in una direzione, fino a produrre una vertigine. poi nell’altra direzione, per tre-quattro volte ogni giorno. ciò ridurrà il bisogno di controllo.

– Ascolta le tue emozioni a volte si pensa di conoscere bene le proprie emozioni solo perché si è emotivi, ma non basta. sii più attento a ciò che davvero senti dentro di te nella vita di ogni giorno.

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