comportamento: Cosa fare se vuole lasciare gli studi

Ripetute bocciature, frequenza discontinua, cambi di Istituto fino alla decisione di abbandonare la scuola: ecco qualche consiglio per genitori in affanno

Che i ragazzi propendano per loro natura per scelte drastiche, piuttosto che per soluzioni mediate, ai genitori è noto. Una sconfitta in un torneo e lo sport preferito viene archiviato. Ma quando il “mai più” riguarda la scuola, la questione mette in crisi anche i genitori più aperti. L’adolescente oscilla tra la voglia di crescere e la paura di lasciare l’infanzia. Imparare vuol dire uscire dal gioco, dall’irresponsabilità e dalla dipendenza e affrontare esperienze di incertezza, incomprensione, fallimento e insuccesso, di cui il ragazzo ha sostanzialmente paura e vergogna . Cerchiamo di indagare, caso per caso, le ragioni che possono innescare nei nostri ragazzi il rifiuto della scuola e vediamo, senza generalizzare, di trovare la risposta mirata per aiutarli.

Dov’è il vero problema? Tre storie diverse, tre possibili soluzioni

Non mi trovo coi compagni
Super-sportiva, estroversa, Viola in terza liceo comincia a soffrire d’ansia e ad accumulare assenze finché dice ai genitori di volersi ritirare. Messa alle strette, la ragazza confessa di soffrire la scuola per il difficile rapporto con una compagna “bella, furba, seduttiva, che con le sue moine tiene tutti in pugno ” e che la sta mettendo in ombra. Per un’adolescente una buona relazione con gli altri ha spesso la priorità assoluta, soprattutto a scuola. Come accade a Viola, che oscurata da una“rivale” così diversa da lei, entra in uno stato di ansia che non sa governare. La situazione può essere risolta suggerendole semplicemente di dar peso e valorizzare il proprio aspetto, così da riconciliarsi col proprio femminile, finora sacrificato allo sport, ritrovare la sua leadership naturale all’interno della classe e concludere l’anno senza problemi. E senza più ansia.

Ho sbagliato indirizzo?
Sergio, orientato dagli insegnanti a frequentare una scuola tecnica, già dal primo anno ha grandi difficoltà. L’alternativa del liceo sembra un azzardo; nemmeno una scuola professionale pare la soluzione. E allora che fare? Parlare con lui di quello che vorrebbe fare, delle alternative possibili: cambiare indirizzo scolastico, o forse solo istituto, alcune scuole sono migliori di altre, hanno insegnanti più preparati o stimolanti. Forse, alla fine, il ragazzo deciderà di restare dov’è, perché è affezionato ai suoi compagni. Ma i genitori avranno raggiunto un obiettivo fondamentale: tenere sempre aperta la comunicazione con lui. Il segreto è farlo sentire libero. Finché i ragazzi hanno l’impressione che i genitori siano comunque schierati con la scuola ci sarà solo un muro contro muro.. A volte basta questo perché si prendano le decisioni più giuste.

Basta, vado a lavorare!
Per Sara la scuola è sempre stata una nota dolente. Eppure quando dà una mano nel ristorante dei suoi si trasforma: velocissima nel servire al tavolo, brava in cucina, spigliata coi clienti che l’adorano. A sedici anni, dopo l’ennesima pagella disastrosa, decide di lasciare la scuola. Vuole lavorare! Nel caso in questione l’alternativa di un lavoro appagante è un’opzione che si può considerare. Perché forzare le cose? La sicurezza e la soddisfazione di svolgere un’attività che piace può in tempi brevi restituire la voglia di ultimare il percorso scolastico interrotto. L’importante è che l’occupazione non sia solo una scelta di ripiego per evitare la scuola: se avete il sospetto che sia così, è bene ricordare ai ragazzi che in seguito potrebbero pentirsi di decisioni affrettate.

Mamme e papà niente paragoni con le vostre esperienze!
Alcuni genitori possono aver avuto una passione per la scuola, la maggioranza, però, non può aver dimenticato noia, fatica, senso di frustrazione presenti anche nel loro percorso scolastico. Eppure, in qualche modo, si studiava lo stesso. Si temeva il giudizio dei professori e di mamma e papà. Le punizioni facevano paura. E ci si rassegnava. Nulla di questo esiste oggi. Soprattutto, e i ragazzi lo sanno bene, non è un titolo di studio quello che garantirà un futuro. Siamo genitori più attenti, informati, disponibili, di quanto lo fossero i nostri e abbiamo abituato i nostri figli al meglio. Non stupiamoci se rifiutano una scuola che spesso oggi è “fuori dal mondo”, inadatta a prepararli alla vita.

Cosa valutare prima di tutto

– La propensione del ragazzo: cosa gli piace di più? Cosa gli viene facile e bene?

– Le condizioni dell’ambiente: si trova bene con i compagni e con i professori?

– Le condizioni psicofisiche: i cambiamenti ormonali, eventuali traumi e fatti esterni alla scuola come ad esempio una sofferenza amorosa.

– Le nostre aspettative: la vergogna di deludere le aspettative dei genitori che vogliono ragazzi di successo.

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