salute e benessere: A “quando” le prime regole?

I tempi giusti e il linguaggio adatto sono fondamentali per dare ai piccoli gli strumenti corretti da usare nel mondo e nei rapporti con gli altri

A che età si deve iniziare a impartire la disciplina? “Qual è la punizione giusta?”…“E se fossimo troppo severi?”, “Stiamo reprimendo il temperamento del bambino o, forse, non lo stiamo controllando adeguatamente?”: quante domande ruotano intorno a questo tema così delicato. Insegnare la disciplina è un dovere/diritto dei genitori ed è anche un atto d’amore. I suoi canoni sono influenzati dalle esperienze, dalle condizioni economico-sociali, dallo stile di vita, dalle abitudini, dalla religione e dalle ideologie, ma quello che è certo è che non è possibile stilare un elenco cronologico di interventi e di indicazioni. Nel processo di sviluppo e di integrazione affettiva e intellettuale fra genitori e figli arriva un momento in cui il bambino avverte l’esigenza di conoscere quali siano i propri limiti e soprattutto capire fino a che punto può spingersi con l’autodisciplina.

Disciplina non è obbligo all’obbedienza…
Il bambino già di suo ha un senso “naturale” della disciplina ed esegue istintivamente e, poi, razionalmente, molte azioni dettate da un consapevole autocontrollo, e dalla capacità di darsi delle regole, di accettare quelle sociali, di rispettare l’autonomia degli altri e tutelare la propria vita di relazione.

…Ma confronto con il limite
L’autodisciplina dei bambini si “struttura” però attraverso la ricerca esplorativa dell’esistenza di limiti, e quindi agendo anche in modo provocatorio per determinare nei genitori un segnale chiaro di assenso o diniego, e quindi rendere possibile l’interiorizzazione di nuovi limiti. Pertanto, è nei momenti in cui il bambino è particolarmente aggressivo che si sta manifestando il bisogno di vedersi assegnati dei limiti che non vuole e non può accettare da estranei, nonni, baby sitter o assistenti dei nidi.

Una sfida…da giocare!
I genitori devono saper individuare il grado delle sfide che i bambini pongono e distinguere su cosa vale la pena intervenire. Ignorare significa togliere interesse, essere incerti e disorientanti, reagire secondo l’umore, dare il via a una serie di comportamenti che costringerà i grandi a trascorrere tutto il giorno a dire “no” a un bambino che passerà poi il giorno stesso a provocarli. L’intervento disciplinare deve essere riservato a situazioni importanti, deciso e sicuro: così il bambino capisce e l’effetto voluto è raggiunto.

Attenzione a certi segnali
Il tuo bimbo è troppo accondiscendente e remissivo, vulnerabile alle critiche, senza senso dell’umorismo, intellettualmente spento, irritabile per le cose più banali (non vuole più fare il bagnetto, non vuole più mangiare seduto a tavola), in un perenne stato ansioso? Valuta se lo stai sottoponendo a un’eccessiva pressione disciplinare, in particolare, in riferimento agli aspetti meno importanti della routine che soffocano in lui il legittimo senso di conquista del mondo e, forse, anche la naturale gioia di vivere. Bisogna assumere un comportamento adeguato in risposta all’azione del bimbo e non muoversi sugli estremi permissività-repressione.

Evitare le punizioni troppo “forti”
Un bambino che ha genitori che agiscono in modo fisicamente aggressivo immagina che sia determinante l’esercizio del potere e dell’aggressione. Molte volte, però, il “cattivo comportamento” del piccolo è, in realtà, il modo in cui segnala in maniera istintiva e naturale il mancato rispetto dei suoi bisogni fondamentali. Non si può punire un bimbo per questo anche perché sarebbe inefficace e disorientante. Le punizioni fisiche gli impediscono di imparare come risolvere gli scontri in modo efficace e fargli paura è rischioso e controproducente. Un bambino punito si concentra sui propri sentimenti di dolore, rabbia e vendetta, tanto da essere privato della possibilità di valutare e cercare di risolvere le sue conflittualità in modo autonomo e positivo.

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