comportamento: Difficoltà con un collega? Fai così

In ufficio è necessario convivere anche con chi non ci va a genio: ecco quello che puoi fare per evitare scontri inutili e ritrovare l’armonia anche sul lavoro

Possono esserci mille ragioni per non sopportare una persona. Tutti abbiamo in mente qualcuno che, a volte per ciò che fa, altre volte per come lo fa, altre ancora per quello che dice e senza una spiegazione logica, ci infastidisce oltre misura, ci procura tensione oppure, se siamo già nervosi, ci fa esplodere in un attacco di collera. E quanto più tentiamo di soffocare le emozioni che ci provoca, più cresce il rifiuto verso quella persona. La situazione si complica molto se si tratta di un collega e siamo costretti a passare con lui la giornata lavorativa. Che fare?

Un fastidio viene da dentro
In questi casi ci può essere molto utile riflettere su quello che il grande psicanalista C. G. Jung scriveva a proposito della “parte Ombra”, quel lato della personalità che è presente in ciascuno di noi ma che, a livello cosciente, rifiutiamo e mettiamo, appunto, nell’ombra, perché raccoglie tutti i “difetti”, le debolezze, i lati oscuri, i più aggressivi e per noi inaccettabili. Jung la definiva “ciò che non vorremmo essere”. È una definizione illuminante e ci mostra come, molto spesso, le reazioni di rifiuto verso qualcuno che “a pelle” non sopportiamo si radichino proprio nel rapporto che abbiamo con la nostra parte Ombra. Nell’altro, insomma, scorgiamo qualcosa che non accettiamo di noi stessi. Vediamo insieme alcune situazioni relative all’ambito lavorativo nelle quali ci troviamo a faccia a faccia con l’Ombra – e con il collega che in quel momento la “impersona” – e impariamo ad affrontarle nel modo più proficuo.

Vedi rosso? È una ricarica
Ti infastidisce perché è solito esasperare le situazioni, si mette al centro dell’attenzione, esagera i problemi senza fornire soluzioni concrete; arrivi al punto che lo interromperesti non appena prende la parola. C’è però un lato positivo: questa aggressività che fa emergere in te rappresenta una carica che non sapevi di avere e che può diventare una spinta in più.

Vuoi sfogarti? Gioca ad imitarlo
Quando proprio ne hai abbastanza, chiudi gli occhi per alcuni istanti e immagina la sua caricatura, i suoi difetti, gli scherzi che potresti fargli: così, grazie alla fantasia e a un pizzico di ironia, puoi sfogarti, stemperare l’aggressività liberarti del rancore che, a lungo andare, rimanendo inespresso, potrebbe portarti a somatizzare attraverso piccoli e grandi disturbi.

A volte ti irrita? Isolati
Di solito andate d’accordo, però ci sono momenti in cui non lo sopporti ma, tuo malgrado, ti fai coinvolgere a causa della vostra amicizia. Quando ti senti reattivo nei suoi confronti, vuol dire che qualcos’altro, oltre a lui, ti sta turbando. È il momento di tornare a essere, per un po’, solo colleghi.

Non lasciarti imporre la sua compagnia e rispetta le tue sensazioni.

Evita critiche e giudizi inutili
È sleale, iper competitivo, parla male dei colleghi. Non criticarlo apertamente: non otterresti nulla. Focalizza l’attenzione su te stesso: cosa ti sta dando più fastidio? Quale atteggiamento il tuo collega si permette, al contrario di te? Forse ti sta facendo scoprire che sei fin troppo corretto e severo con te stesso. Cerca di non giudicarti sempre: riuscirai a prendertela di meno anche con lui.

Impara dalla tua invidia, se la provi
Non sai perché, ma qualsiasi cosa faccia ti scatena nervosismo. Eppure devi ammettere che è bravo, non puoi negarlo neanche a te stesso. Forse senti che ha delle qualità che tu stesso vorresti avere e ciò ti rende invidioso. Non nascondere a te stesso la tua invidia. Proprio questa emozione ti può stimolare a impegnarti per acquisire quelle capacità che vedi in lui.

Non fare mai il suo lavoro
Fa continue richieste di aiuto e di consigli: tu sei gentile e disponibile, ma dentro stai male perché senti che ti sta “sfruttando”. Così facendo, rinforzi la sua dipendenza da te. Inizia a rifiutarti gentilmente ma con fermezza, anche con una scusa. Non sostituirti a lui, spiegagli che lo fai per il suo bene; piuttosto, cerca di stimolarlo a fare da solo e a ricorrere a te solo in extremis.

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