CANE CALMO parte 2

Oggi, quegli stessi esercizi, hanno la capacità di irritarmi. Ho cambiato idea per un unico motivo: ho imparato a vedere il mondo con gli occhi di un cane. Quegli esercizi non insegnano la calma. Dalla prospettiva del cane, insegnano unicamente la rinuncia, la rassegnata passività, l’asservimento del cane in virtù di una superiorità di forza. Chiudere un cancello in faccia a un cane che vuole uscire, non è insegnare. E’ solo un piccolo ricatto. Insegnare a un cane a sdraiarsi su un tappetino non è dargli degli strumenti per relazionarsi con gli stimoli, è costringerlo a uno stato di passività fisica, all’evitamento e alla rinuncia.

Non si insegna, la calma. Un cane seduto, sdraiato, immobile, non è calmo. E’ seduto, sdraiato, immobile. L’assenza di una reazione fisica ci rassicura sulla sua capacità di controllo emotivo. Rimane seduto, sdraiato, immobile perché ha imparato a non reagire a quello stimolo, a ascoltarci in quel contesto. Falso. E’ vero l’esatto contrario. E’ la piena libertà di movimento, di interazione e di reazione che ci permette di capire le reali motivazioni e emozioni del cane. Un cane emotivamente sereno e equilibrato non ha bisogno di stupidi giochini di controllo per farcela in presenza di un certo stimolo. I cani che subiscono questo tipo di procedimenti imparano a chiudersi dentro la propria bolla, a evitare l’interazione con l’esterno. Non comunicano con l’esterno.

Quegli esercizi non insegnano la calma, ma la passività. Non sono esercizi di autocontrollo, perché il controllo viene esercitato sul fisico, non sullo stato emotivo (che di fatto viene ignorato), e viene esercitato dall’esterno. L’autocontrollo non si basa sull’immobilità e l’evitamento, ma sulla capacità di scelta e di ascolto. Un cane può essere intensamente attivato da uno stimolo, può essere fisicamente attivo, ed avere autocontrollo. Un cane può essere sdraiato, immobile, e pronto a esplodere emotivamente se lasciato libero di interagire con lo stimolo.

Non chiedo ai cani di sedersi davanti alle porte e ai cancelli. Non chiedo ai cani di sedersi quando poso a terra le ciotole. Non mi giro di schiena e li ignoro quando mi festeggiano al mio ritorno. Non insegno ai cani a sdraiarsi su una copertina. L’ho fatto, e ben presto ho capito che è una capacità naturale in un animale sociale, adattare le proprie attività al gruppo. Te lo guadagni diventando una parte naturale della sua vita, e facendolo entrare nella tua. Non uso gabbie con i cuccioli. Soddisfo il loro bisogno di attività, di stimolazione, di contatto. Non ho mai più chiuso un cucciolo in gabbia, e non ho mai avuto un cucciolo ansioso o distruttivo. Sviluppo la capacità dei cani di gestire i propri stati emotivi attraverso un percorso di esperienze e di apprendimento che non prevede mai la “calma”. Al contrario, penso sia importante per il cane esprimere il proprio stato emotivo, la personalità, dichiarare i propri bisogni e le motivazioni. Ogni cucciolo, ogni cane, ha caratteristiche e tempi differenti. E’ un percorso che dura mesi, anni. Non è certo un risultato che si costruisce con esercizi meccanici, basati sul controllo delle risorse, e sulla passività fisica.

Uno dei problemi nella cinofilia, è che esistono procedimenti che a noi sembrano logici, corretti, persino necessari. Gli educatori e i proprietari li imparano, li eseguono, convinti che sia la strada migliore per raggiungere un certo risultato. Un cane che al bar sta sdraiato su un tappetino ci sembra più educato di quello che saltella e si agita a ogni passante. La calma ci sembra migliore della reazione emotiva agli stimoli. Il controllo fisico del cane può aiutare il proprietario, far sentire di successo un educatore, ma in nessun modo aiuta il cane. Non da al cane gli strumenti per scegliere un comportamento, per esprimere il proprio stato emotivo.
Un cane che ha imparato a sdraiarsi su un tappetino, non è più felice di quello che saltella a ogni passante.
Un cane felice è quello che viene portato al bar solo se è in grado di stare bene in quella situazione, e capace di adattarsi naturalmente alle attività del gruppo familiare.
Un cane che viene ascoltato, capito, che viene rispettato.
La calma non si insegna.
Evviva i cani che calmi non lo sono.

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