sociale: stupido cane stai lontano dal web .. parte 2

In Italia, secondo i dati Eurispes, sono 60 milioni gli animali domestici, un rapporto di 1/1 con la popolazione. Il valore del mercato italiano degli animali domestici, solo per cani e gatti, vale annualmente quasi 2000 milioni di euro e smuove più di mezzo milione di tonnellate commercializzate. Il fenomeno è globale e inarrestabile. Nessuno (o quasi) pensa più a fare figli. E tutti (o quasi) sono inclini ad accudire i cuccioli e i loro derivati adulti. Il pensiero dominante, nella sua banalità e nelle sue sfumature consapevolmente o inconsapevolmente naziste è che “Gli animali sono molto meglio delle persone”.

E quindi è un fiorire di cappottini ricamati, cioccolatini assortiti, alimenti di lusso, psicoterapisti e baggianate varie per coccolare gli amici a quattro zampe. E questa cosa sembra sempre meno folle, meno astrusa, meno apocalittica di mese in mese. Tanto che, chi non dichiara di amare gli animali, automaticamente, nella testa dei loro padroni, diventa una brutta persona. I sentimenti semplici, dati tendenzialmente da un rapporto di dipendenza tra padrone e bestia posseduta, hanno preso il sopravvento.

E la fedeltà e il servilismo di Fido sono più soddisfacenti dell’ambiguo, in costante evoluzione, rapporto fra esseri umani. Solitudini e case vuote vengono riempite dagli animali, umanizzati e vezzeggiati fino a sovvertire le gerarchie domestiche e diventare gli imperatori degli spazi e i governatori indiscussi del tempo. I loro bisogni, non solo fisiologici, sono quelli a cui ci si deve assoggettare. Promiscuità igieniche evidenti, odori nauseabondi (tollerati dai padroni che ne diventano immuni) lasciano l’ospite, coperto di peli, infastidito dal tanfo pestilenziale, imbrattato dalla loro saliva e dalla sozzura sotto le loro zampe, costernato e costretto al silenzio, per non passare per mostro.

Belli i tempi in cui il rapporto di mutua utilità fra uomo e animale non era reso perverso dal fanatismo, quando le gerarchie della natura imponevano un fisiologico rispetto dei ruoli e non regnava l’isterismo individualista, parte in causa dell’inverno demografico dei paesi sviluppati, terreno fertile del kitsch, negazione della vita stessa, istinto di morte camuffato da buon cuore. Il Creato (non creato) ospita esseri viventi in interazione costante con l’ambiente esterno. Mutazioni casuali che producono percentuali più alte o più basse di possibilità di adattarsi e primeggiare nella catena alimentare.

Noi esseri umani siamo incomparabilmente superiori a ogni altro essere vivente. E questa cosa piace ai faciloni sovvertirla, attaccandosi morbosamente a tutto quello che di negativo combiniamo per stabilire che le inconcludenti, stupide, limitate, non pensanti bestie sono migliori di noi. “Basta guardarli negli occhi”, si dice. Beh, non sono gli occhi buoni a dipingere le cappelle sistine, a scrivere le divine commedie, a piantare bandiere sulla luna e sconfiggere le epidemie. Pensare di combattere un fenomeno dai numeri commerciali così consistenti è pura follia. Ogni giorno ci saranno nuovi caduti, gli occhi gonfi di lacrime, per qualche capriola o qualche scodinzolio virale. Sarebbe solo bello poter puntare i piedi e difendere anche i diritti della minoranza che non stravede per le bestie. Che non ne vuole possedere, tantomeno in appartamento, che non gradisce averci a che fare. Come è giusto che i fumatori siano allontanati dagli spazi pubblici, sarebbe bello che i padroni dei cani li tenessero alla larga dalla gente, che non dessero per scontato che il loro amore sia condiviso da tutti e, magari – ma chiedo troppo – che non lavorassero notte e giorno per diffondere epidemie di video e storie che rasentano la zoofilia.

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