veterinario: .. L’arousal… visto da me (più altre considerazioni varie) parte terza

Un cane senza richiamo è un pericolo pubblico (specie quando è molto grande) e mette costantemente a repentaglio anche la propria vita, non avendo le cognizioni necessarie a distinguere i pericoli che si annidano nel nostro mondo, nel quale peraltro gli tocca vivere.
Quindi, a questa cagnina, cercheremo di tenere sempre un livello di eccitazione piuttosto elevato per ottenere che risponda al richiamo.
E lei sarà in omeostasi? Vattelapesca: i suoi sentimenti non possiamo conoscerli.
Però possiamo distinguere un cane vivo da uno che è finito sotto un TIR: questo sì.
E anche se il punto di vista è prettamente umano, credo che quello di preferire il cane vivo a quello morto sia un punto di vista universalmente condiviso.In molti altri casi, però, non è così scontato che la visione umana dell’omeostasi canina sia condivisa.
Per esempio, mi è capitato casualmente di veder uscire da un’aula gli allievi di una nota scuola cinofila, tutti con i loro cani al guinzaglio… che ho immediatamente definito, dentro di me, “cani-zombie”.
A me apparivano mosci, spenti, disinteressati a qualsiasi stimolo circostante (per esempio, a cani e umani che seguivano la lezione mia in un’altra aula dello stesso complesso).
Evidentemente, però, la mia impressione non eraaffatto condivisa dai proprietari di quei cani, che avevano tutti un bel sorrisone stampato sulla faccia e che – anzi – hanno guardato con aria compassionevole i cani caciaroni, giocherelloni e zompettanti dei miei allievi.
Qui diventa davvero difficile dire quali umani avessero ragione e quali avessero torto… o meglio, io non ho il minimo dubbio! Per me i miei erano “cani normali” e quegli altri erano dei poveri infelici… ma per loro, evidentemente, era l’esatto contrario.
E chi può sapere, invece, come la pensassero e cosa provassero tutti i cani presenti?
La risposta è: NESSUNO.
L’unica, tragica verità è che nessun umano può dire di poter conoscere e capire davvero i sentimenti di un cane… quindi, in realtà, quello che facciamo è cercare di adattare i nostri cani a quella che è la nostra visione della vita, della serenità, dell’omeostasi e di tutto il cucuzzaro.
Col rischio di azzeccarci tanto come se provassimo ad intuire gli stati d’animo di Alien.
Insomma, a mio avviso stiamo utilizzando un po’ troppo la psicologia umana nel tentativo di comprendere e codificare qualcosa che umano non è.
Per noi l’arousal medio è lo stato ideale: ma siamo davvero sicuri che lo sia anche per il cane?
Il cane è davvero più felice quando è rilassato che quando è eccitato? Forse anche lui offre migliori performance (con qualche eccezione, come quella della cucciola di cui sopra)… quando però queste performance sono quelle che fanno comodo a noi(e non parlo di un “comodo” sportivo o utilitaristico: parlo anche di quel tipo di “comodo” che ci fa stare bene perché ci siamo convinti di aver dato il massimo al nostro amico e di averlo reso felice).
Ma se il cane vivesse ancora in natura, le performance richieste per il suo benessere sarebbero ben altre.
Non certo la pronta risposta a un richiamo, e neppure la capacità di starsene serenamente sdraiato al bar… ma, per esempio, la capacità di inseguire, cacciare, uccidere una preda.
E lo si può davvero fare mantenendosi in omeostasi? Ne dubito.
Lo stato di “cane zen” mi sembra abbastanza incompatibile con la caccia, così come lo sembrerebbe con la difesa del territorio, il corteggiamento, l’accoppiamento, la cura della prole (e qui umani e cani direi che convergono: chi è mai stato in perfetta omeostasi quando ha avuto dei figli piccoli?!?).
Insomma, le prestazioni del cane “naturale” (ammesso e non concesso che si possa utilizzare questa definizione, perché il cane naturale si chiama “lupo”: il cane non è più “naturale” da quel dì… in pratica da quando ha deciso di vivere con noi) non mi sembrano esattamente compatibili con un arousal medio.
Mi chiedo, quindi, se il cane non sia molto più in omeostasi quand’è eccitato, piuttosto che quando è tranquillo e rilassato.

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