veterinario: .. L’arousal… visto da me (più altre considerazioni varie)

Il termine “arousal” è entrato in cinofilia da pochi anni (prima si parlava di “temperamento”, di “reattività” o semplicemente di “livello di eccitazione”), ma è diventato ormai di uso comune tra gli addetti ai lavori.

I non-addetti, invece, a volte fanno ancora facce strane quando si usa questa parola e quindi, innanzitutto, è forse il caso di spiegare di cosa si tratti.
In psicologia umana per “arousal” si possono intendere due cose diverse: o un “picco” di eccitazione, oppure proprio il livello di eccitazione, o per meglio dire il livello di attivazione emozionale.
In cinofilia viene utilizzato soltanto il secondo significato, quindi si parla di arousal alto, medio o basso, che andrebbero di pari passo con diversi stati emozionali che gradualmente vanno dall’apatia (arousal bassissimo) all’eccitazione sfrenata e incontrollata (arousal altissimo).
E’ opinione comune, nonché Verbo diffuso da tutti coloro che praticano o insegnano cinofilia, che l’arousal debba essere medio e che vada quindi stimolato nei soggetti apatici e abbassato in quelli molto eccitabili, attivi o addirittura iperattivi.
Ma come è nata questa convinzione?
E’ nata, tanto per cambiare, dagli studi effettuati sull’uomo, che dicono che nella nostra specie le migliori prestazioni (di ogni tipo: intellettive, lavorative eccetera) si ottengono quando ci si trova in omeostasi: altro termine relativamente nuovo per la cinofilia, che in pratica indica la capacità dell’organismo di riadattarsi – attraverso una serie estemamente complessa di meccanismi – ai diversi (e continui) stimoli provenienti dall’ambiente esterno, in modo da ottenere uno stato di “calma”, di “pace interiore” che poi in realtà deriva dalla costanza della composizione chimica e delle proprietà fisiche del sangue e degli altri liquidi biologici.
Cosa si è scoperto, in psicologia umana?
Che solo un arousal medio corrisponde ad un buon funzionamento cognitivo.
Detta così sembra una cosa mooolto importante, ma in realtà siamo abbastanza vicini alla scoperta della classica acqua calda.
Se qualcuno vi chiedesse, infatti: “pensate di riuscire meglio nel vostro lavoro se siete assonnati o apatici, se siete in preda a un attacco di panico o se siete tranquilli e rilassati?”, penso che sareste tutti perfettamente in grado di dare una risposta sensata senza scomodare troppi termini scientifici.

Restano, però, alcuni punti che mi lasciano leggermente perplessa (ed è per questo che, nel titolo, ho precisato che sto parlando dell’arousal “visto da me”): tanto per cominciare, c’è il fatto che i cani non sono umani e che quindi gli studi che si sono occupati e che si occupano della nostrapsicologia potrebbero non essere proprio correttissimi quando si parla della loro.
In più c’è il fatto che le emozioni, i sentimenti, le reazioni e i comportamenti del cane li guardiamo sempre e solo con la nostra ottica e non con la loro.
E’ evidente che sarebbe impossibile fare diversamente: così come i cani non sono umani, anche noi non siamo cani… e per quanto ci sforziamo di capirli, di studiare, di imparare tutto il possibile, avremo sempre questo clamoroso handicap. Possiamo leggere e provare ad interpretare i loro comportamenti, ma non potremo mai fare lo stesso con i loro sentimenti.

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